Chimamanda Ngozi Adichie
Cara Ijeawele ovvero Quindici consigli per crescere una bambina femminista - recensione a cura di Giulia De Martino
Einaudi, 2017
traduzione di Andrea Sirotti

In effetti il libro è in gran parte scritto e diretto ad un pubblico nigeriano o comunque africano: l’autrice, da poco diventata madre, scrive ad una cara amica che ha partorito una bimba e chiesto consigli sull’argomento.
Perciò abbiamo cominciato a leggerlo con un vago senso di fastidio e, dobbiamo ammetterlo, con un malsano senso di superiorità…
Leggerlo invece riserva delle sorprese: l’autrice tanto intelligente quanto bella e piena di glamour fa dei ragionamenti semplici e diretti che purtroppo ci riguardano .
Il suo è certamente un femminismo postmoderno, come usa dirsi, lontano dallo stereotipo della femminista politicizzata o dogmatica uguale a poco femminile: chiunque conosca la sua immagine sa che lucidalabbra rossi e moda vanno in lei a braccetto con la lotta dei diritti delle donne in Nigeria quanto negli Usa,paesi tra i quali vive: per questo le sue interviste sono apparse sia nei giornali o nei siti cosiddetti femminili sia in quelli che si occupano di letteratura o politica.
Fra i consigli indicati c’è quello di non vergognarsi di essere interessati alla moda o ai cosmetici: forse che ai maschi del pianeta viene chiesto di vergognarsi di essere fissati con l’interesse allo sport o viene considerato disdicevole procurarsi con cure e attività fisiche un bell’aspetto, utile anche sul posto di lavoro? In una intervista dice a proposito del fatto che è diventata testimonial di un trucco:”Perché gli intellettuali maschi possono parlare e scrivere di sport, mentre non è serio, anzi è disdicevole che una scrittrice o un’economista si intendono di make up?”
Il consiglio principe che sottende a tutti quelli presenti nel libro è una una semplice ed elementare domanda: se al posto di x (donna) ci fosse y (uomo) chiederesti/penseresti la stessa cosa?Forse è una filosofia un po’ spiccia più pratica che teorica, ma utile in tempi di comunicazioni brevi e dirette stile blogger o facebook.
Da noi in Italia le analisi sono state tante e le pratiche anche, ma perché stiamo ad occuparci di femminicidi o malattie legate all’aspetto fisico come l’anoressia, perché stiamo a citare i numeri bassi di quante donne occupino posti di potere o di responsabilità? Perché in tempi di crisi sono le donne per prime a perdere il lavoro? Qualcosa non ha funzionato. I diritti acquisiti dalle donne hanno subito una inversione , come tutti gli altri diritti del resto.
Basta parlare con qualsiasi adolescente femmina, e nonostante le apparenze contrarie( abbigliamento, modalità di espressione ecc.) si ha la sensazione che il femminismo abbia sedimentato solo il peggio…
E allora un testo come quello della scrittrice nigeriano-americana ha un senso anche per noi, quando ci chiede di confrontarci con modelli educativi affidati in gran parte a personale femminile, con tutte le conseguenze che comporta: basti pensare agli asili e alle scuole in genere . Non ne parliamo della pubblicità dei giocattoli per maschietti e femminucce di nuovo imperante sugli schermi televisivi o alla dominanza di tutte le immagini che riducono l’essere umano al suo aspetto esteriore.
Dove raggiunge un punto di massimo di interesse è nel consiglio numero 5: insegnate a leggere alle vostre figlie. Non si tratta di testi scolastici o istruzione di base che per molti paesi africani rappresenta comunque ancora un problema. L’autrice parla di romanzi, autobiografie, libri storici, testi che coltivano la conoscenza ma anche i sogni: una bambina si abitua a desiderare di poter essere qualsiasi cosa e ad avere una mente aperta e non dogmatica. “ Insegnale ad amare i libri. Il modo migliore è attraverso l’esempio” e sappiamo come va l’Italia con la lettura...
Il quindicesimo consiglio è forse il più prezioso: insegnare alle proprie figlie (ma diremmo anche ai maschietti) la differenza. Cercare di rendere la differenza normale, naturale, perché questa è la realtà del nostro mondo. Far capire che “le persone percorrono sentieri diversi nel mondo e che, se non creano danni agli altri, tutti i sentieri sono validi, degni di rispetto”. Insegnare la differenza aiuta “a fornire gli strumenti per sopravvivere in questo mondo così vario”.
La Chimamanda parte da una angolazione eccezionale:tutta la sua vita è imperniata sul concetto di differenza e convivenza con la diversità.
La sua esistenza è legata a due paesi, sua figlia è americana ma colloquia con i nonni in igbo. La storia della Nigeria le sarà familiare quanto quella americana. Forse apparterrà a quella generazione per la quale non esisterà più una storia “unica”per narrare il mondo, le culture o i generi.
L’elezione alla presidenza di Trump ha reso evidente come , in un grande paese occidentale, siano ancora molto evidenti, anzi sembrano cresciuti, pregiudizi di qualsiasi forma di genere o di colore ,di religione o cultura, ma come molti scrittori africani l’autrice ha fiducia nelle giovani generazioni che crescono in modo pluridentitario : in primo piano emerge l’individuo, maschio o femmina che sia, con i suoi sogni e desideri, al di là delle richieste dei diversi contesti socioculturali.